Intervista a Fabio Russo

Fabio Russo ha tenuto un workshop durante questa edizione di VIEW Conference intitolato Introduzione e sviluppo del codice di Blender. Ho deciso di fargli qualche domanda in merito all’open-source, tanto per cambiare (lo trovo un mondo affascinante e ne faccio umilmente parte anche io). Le sue risposte  fanno emergere un’idea di open-source vicina a quella di David Revoy, che ho intervistato qui: ci si sente parte i qualcosa di più grande di sè, di un movimento di individui che collaborano per ottenere qualcosa di meglio e che sia accessibile a tutti. Fabio però lo fa dal punto di vista del programmatore.

Quali sono per te i grandi vantaggi dell’Open Source?

Beh, come dice la parola stessa “Codice Aperto”. Per me che sono un programmatore non c’è cosa più bella di questa!! In questo modo puoi vedere come è stata implementata un’operazione che t’ispira, puoi capirne la logica e con questi elementi puoi modificarla migliorandola o andando a correggere parti che per te non sembrano lineari; oppure puoi risolvere bug del programma che non ti permettono di fare il tuo lavoro.

Inoltre la cosa che m’ispira è tutta la filosofia che c’è dietro! Tutti possono collaborare al miglioramento e all’ottimizzazione di un progetto, così da renderlo il più flessibile possibile. Si può collaborare sotto ogni aspetto: miglioramento del software, traduzioni, segnalazioni di bug, proposte di features, complimenti, etc.

Inoltre sono del parere che se sono il genio più bravo di tutti, comunque sono incanalato nei miei schemi concettuali; quindi una cosa la vedo sempre più o meno da un determinato punto di vista! Mentre se più teste collaborano, hai molti più punti di vista! Perché ognuno ha dei suoi schemi che gli permettono di ragionare in una determinata maniera. In questo modo riesci a coprire il problema non da un solo punto, ma riesci a verlo dall’alto in una visione globale riuscendo a risolverlo nel modo più generico possibile.

Questo concetto è rafforzato anche dal fatto che in un progetto Open Source collaborano persone sparse nel mondo con civiltà, cultura e modi di fare diversi. Questo ti dà appunto una visione globale del progetto.

Inoltre posso dire che tutto questo proviene dalla mia cultura Napoletana. Infatti il popolo Napoletano si è sempre distinto per Cordialità e voglia di Condivisione.

Questa immagine è stata allegata all’intervista da Fabio, che è un orgoglioso Napoletano.

Come ti sei avvicinato a Blender e perché?

Sin da piccolo sono stato appassionato di film, elettronica e informatica e questi tre elementi messi assieme non possono dar’altro come risultato che il 3D. Sono sempre stato curioso di come si producevano film, soprattutto Star Wars, Balle Spaziali, Ritorno al Futuro, Un maggiolino tutto matto, Mary Poppins, Pomi d’ottone e manici di scopa (incantato dalla scena delle armature :O) etc. In quei film vedevo scene al di fuori della realtà, scene che non potevano esistere e invece erano lì davanti ai miei occhi incantati e increduli!

Non ho avuto modo di potermi cimentare e capire come si potessero fare cose del genere fino al 2005 quando andai a vedere Cars – Motori Ruggenti al cinema. Avevo già visto film d’animazione! Ma quando iniziò la scena dove i due protagonisti Saetta e Sally se ne vanno in giro per boschi e paesaggi di Radiator Springs io ero lì nel cinema completamente a bocca aperta e meravigliato di quanto avevo visto e per la prima volta mi sono chiesto come un PC possa creare un film d’animazione reale. Era tutto così naturale, come se fosse una ripresa dal vivo! Tornai a casa e inizia a vedere quali erano i programmi per il 3D. Trovai un bel po’ di programmi blasonati a prezzi assurdi per uno come me, fino a trovare questo programma Open Source scaricabile gratuitamente. Da quel momento ho iniziato a usare Blender quasi tutti i giorni, cercando di apprendere quanto più possibile. E’ stata molto dura creare delle immagini, perché non avevo nessuna nozione sulla grafica, sul colore, composizione, etc.

Ho utilizzato Blender fino a quando l’anima del programmatore non è ritornata a galla e da quel momento ho iniziato a mettere mano al codice.

Quanto potere si ha manipolando il codice?

Avendo a disposizione il codice sorgente di un programma ottieni potere assoluto. Nel senso che tutti possono vedere effettivamente cosa fa il programma in quel punto che ti incuriosisce. Ad esempio se hai dubbi che quel programma manda in internet delle informazioni private, puoi andare a vedere se è così! Se questo avviene, molto probabilmente ci sarà un gruppo di programmatori, sotto segnalazione, che modificherà il codice affinchè questo non avvenga più, a meno che non sia il compito del programma. Eliminando questo caso di privacy, se hai a disposizione il codice puoi fare tutto quello che ti passa per la testa. Se si hanno le capacità opportune si può modificare il codice per migliorarlo, correggerlo o anche solo per studiarlo.

Sono anche convinto che studiando il codice, riesci a capire anche la logica che ha usato il creatore di quel programma; in questo modo non solo affini o correggi le tue tecniche, ma riesci anche ad apprendere altri modi di risolvere problemi e questo ti porta ad ampliare i tuoi punti di vista.

Usi altri software Open?

La risposta mi sembra scontata! Sul mio portatile c’è una sfilza di programmi Open Source, partendo dal Sistema Sperativo a salire. Riguardo il Sistema Operativo, per me è obbligo averne su una macchina più di uno. In questo modo posso testare tutto quello che programmo su più piattaforme, così d’avere una massima portabilita del programma. Inoltre avendo una così vasta gamma di prodotti Open Source riesco a scegliere quello più opportuno per le mie esigenze, in questo modo riesci ad ottimizzare il tuo lavoro.

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Intervista a David Revoy

David Revoy è un artista digitale francese che ho avuto il piacere di seguire durante diversi workshop nelle edizioni passate VIEW Conference. Ha collaborato in diverse occasioni con Blender Foundation, ad esempio per la realizzazione di Big Buck Bunny e Sintel. Da sempre lavora esclusivamente con software open-source ed è la dimostrazione che anche nei progetti professionali si può fare uso di questi strumenti, senza abbassare il livello qualitativo del proprio lavoro.

Così ho deciso di chiedergli qualche informazione in più sulla sua vita lavorativa e il suo rapporto con l’open-source, in attesa dei suoi workshop giornalieri, che terrà a VIEW 2012. Workshop che, devo dire, amo molto.

David è stato così gentile da rispondere alla mia mail, quindi ecco a voi l’intervista.

Perchè tanto amore per l’open-source? Qual è il motivo del tuo sforzo per dimostrare che l’open-source è valido anche in ambito professionale?

Mi piacciono due grandi concetti che stanno dietro all’idea di open-source.

Il primo e più evidente riguarda la condivisione. Credo di essere cresciuto con l’idea che condividere è un bene. E’ un valore umano. Non ti puoi pentire di aver condiviso qualcosa. L’altro concetto è la libertà. Non ti piace come funziona un software? Puoi modificarlo. Devi solo avere le conoscenze (che sono tutte online) per scrivere codice e poi sei in possesso dei mattoni e del progetto per costruire quello che vuoi o modificarlo a tuo gusto.

Ovviamente, non tutti gli utenti vogliono essere programmatori, ma il fatto importante è che abbiano la possibilità di farlo.

Se ne faccio uso in ambito professionale è anche per altre ragioni. La prima è che uso quotidianamente software open-source dal 2009 per i miei lavori personali. Inoltre nel tempo ho incontrato una “very cool audience” di utenti che condividono i miei valori umani. L’ultima ragione è che al crescere della base di utenti, c’è più probabilità che il software venga testato, più feedback e correzioni degli errori e alla fine un software più stabile.

Perchè spendi tempo ed energie per migliorare i software open-source che usi? Soddisfazione personale?

Non li miglioro direttamente, questo è il grande compito degli sviluppatori, che fanno un enorme e ottimo lavoro ogni giorno. Il mio modo di aiutare è dare feedback, testare e progettare alcune componenti. Il mio umile miglioramento diretto riguarda gli utenti: spesso produco tutorials, video o preset pronti per essere usati nel disegno digitale (o gli aggiustamenti dei siti web, come per quello di MyPaint). E sì, c’è soddisfazione personale nel farlo; come nel far crescere un proprio progetto. I progetti FLOSS (Free and Open Source Software)  sono altamente associativi ed è un piacere vederli crescere e far parte del processo. Credo che molti dei volontari condividano questo piacere.

Quanto è stato grande il cambiamento dei software open-source durante gli anni del tuo lavoro?

Per rispondere veramente a questa domanda, la cosa migliore potrebbe essere mostrare il numero di commit che sono stati fatti al codice di molti progetti. Sono migliaia e migliaia. Per riassumere: gli strumenti per il digital painting di tipo FLOSS che uso adesso sono più stabili, più performanti, più ricchi di strumenti e più facili da installare e usare di 4 anni fa.

Si può dare un’occhiata alla galleria di Krita o di MyPaint per capire quanti utenti e quantà abilità sono oggi in ballo 🙂

Chiacchierata breve ma intensa, il consiglio è quello di prenotarsi per i suoi workshop sul disegno digitale, armandosi dei software che ha elencato nel suo blog.