Enrico Valenza

Al workshop di oggi ho già trovato l’ispirazione: Enrico Valenza ci ha parlato della sua attività di freelance come illustratore di copertine di libri per ragazzi.

Sono riuscita a fargli qualche domanda alla fine della presentazione, ed ecco quanto è emerso.

Primo punto a estremo favore: usa esclusivamente software opensource. Ha citato Gimp  e MyPaint per dipingere, Blender per il 3D.

Come sapete, the Gimp è un software opensource di grafica bidimensionale raster (l’immagine è definita per il colore di ogni elemento della matrice che la compone). Diciamo che è fratello di Photoshop. Si può usare per fotomontaggi e disegno a mano libera.

MyPaint è sempre 2D, raster e opensource, ma è improntato al disegno a mano libera e al colore, con tool specifici e molto utili.

Blender è il software di grafica 3D opensource di cui parleremo profusamente nei prossimi giorni e che pare prendere sempre più piede negli studi professionali.

Abbiamo parlato di Gimp e di pennelli e mi ha detto che, anche se ha una collezione di pennelli diversi, alla fine usa quasi sempre quelli base. Questo perchè viene dal disegno su carta, quindi è legato al fatto che nella realtà i pennelli sono pochi.

Usa una tavoletta grafica di dimensioni modeste, una Bamboo Fun (non mi hanno pagata per questo. Peccato).

Ha frequentato il liceo artistico e ha completato la sua formazione studiando sui manuali di disegno.

Gli ho chiesto come entrare nel circuito lavorativo delle illustrazioni per le copertine. La risposta è disarmante: è difficile. Bisogna insistere molto nella ricerca di contatti di lavoro, pubblicare, pubblicare, pubblicare. Ci sono stati periodi di magra e, a giudicare dalla sua espressione, periodi di magra intensa.

Una volta ottenuto di lavorare all’illustrazione di una copertina succede questo: le case editrici danno dai tre giorni alle due settimane per un’illustrazione. Questo indirizza fortemente la scelta del metodo di lavoro. Enrico ci ha proposto i suoi tre modi di muoversi:

  • immagine dipinta su Gimp;
  • immagine creata completamente in 3D su Blender, con texture e luci;
  • rendering in Blender dipinto a posteriori, con commistione di elementi 3D e 2D.

Come scegliere? Ci ha fatto vedere qualche copertina. Una rappresentava una tigre e un serpente: realizzare la tigre in 3D sarebbe stato costoso a causa del pelo; il serpente ha un tipo di pelle che è una texture per eccellenza, geometrie che seguono le curve del corpo. Così la tigre è stata disegnata e il serpente modellato, texturizzato, illuminato e renderizzato. La composizione di questi elementi 2D e 3D è la copertina finale. Tutto questo è finalizzato a una cosa sola: attirare l’attenzione. Bisogna fare in modo che la gente si fermi per strada a guardare le copertine dei libri in vetrina.

Curiosamente, il metodo ibrido 3D-2D è utilizzato anche da David Revoy, incontrato qui a View l’anno scorso.

Enrico Valenza è stato lead atist nel progetto Big Buck Bunny (cortometraggio ad opera di Blender Foundation), si è occupato degli ambienti e di fare in modo che fossero conformi alle precedenti scelte fatte sui personaggi.

La sua definizione di art director è: colui che definisce lo stile della produzione e amalgama i diversi elementi presenti a questo scopo. Questo perchè lo stile sia univoco, significativo e coerente. E’ un lavoro che deve essere fatto insieme al regista.

Lavora come art director per il progetto  “Apa l’etrusco alla scoperta di Bologna” di Spark Digital, di cui parleremo nei prossimi articoli.

Una persona davvero interessante, che mi piacerebbe vedere all’opera.

2 pensieri su “Enrico Valenza

  1. il corto che mostra le potenzialità di Blender è stratosferico. E’ un software ancora indietro come affidabilità rispetto ai più blasonati, ma riguardo a potenzialità non ha davvero nulla da invidiare a nessuno.

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